.
Annunci online

noicisiamo
Una volta, i potenti, per sottomettere il popolo usavano la forza, le leggi e la religione: ora dispongono anche del calcio e della televisione - Brown Carl William

CULTURA
21 marzo 2012
Come l’Università di massa favorisce il nazismo sociale

(Interessantissimo articolo preso da http://www.you-ng.it, di Germano Milites. Leggetelo, ne vale la pena)

Avete 22 anni appena compiuti, vi siete laureati in Scienze di qualcosa con 110 e lode, bacio accademico e commozione di mamma e papà. Poi avete proseguito gli studi alla specialistica, riprendendo molte volte materie che avevate già studiato (imparando per lo più a memoria nozioni scritte su pessimi libri stampati grazie al lavoro, spesso mediocre, dei tesisti che vi hanno preceduto). Altri due anni e a 24 vi ritrovate con la cosiddetta laurea finita. Se i vostri genitori hanno ancora qualche risparmio, a quel punto vi fate anche un bel master (che “può sempre servì oggi”) da 5000 euro almeno e poi giù con gli stage non retribuiti per “fare curriculum ed esperienza”.

              

Nel frattempo avete compiuto 26 anni e vi sentite sfigati (e frustrati) anche se non fate parte della categoria dei semplici diplomati offesa dal figlio di papà Martone. A questo punto dovete fare una cosa; una cosa che probabilmente in 26 anni di vita non avete mai fatto: porvi una domanda e cercare di capire se quella che avete vissuto era sul serio la vostra esistenza o, al contrario, era quella che il sistema sempre più omologante verso il basso vi ha sordidamente “suggerito”. Attenzione: il 90% di voi non si renderà conto di aver fatto un percorso standard, agendo in maniera così continuativa da automi-schiavi convinti di essere in realtà speciali ed unici. Al contrario, la stragrande maggioranza di voi si sarà convinta di avere una marcia in più, di trovarsi in una sorta di “empireo intellettuale e professionale” dove solo in pochi hanno la fortuna di poter sostare.

(CONTINUA)

POLITICA
21 gennaio 2011
Politica del cazzo (in tutti i sensi)

Ci risiamo. Il solito trambusto mediatico che ciclicamente si ripete nel nostro paese non tarda ad arrivare dopo la nuova, ennesima, notizia sulle inchieste a Silvio Berlusconi accusato – incredibilmente – di aver fatto pressioni per l'affido di una ragazzina minorenne (tal Ruby) con cui pare anche che abbia avuto rapporti ben più che amichevoli. Una manna caduta dal cielo per i giornalisti italiani che si sono scatenati sull'argomento, chi in difesa e chi all'attacco del premier svelando misteriosi (e inesistenti) complotti o, all'opposto, riportando decine e decine di intercettazioni che proverebbero le tesi della magistratura. E poi editoriali su editoriali per difendere il privato di personaggio pubblico (un ossimoro) oppure per legittimare la competenza dei pm di Milano.

Insomma, la solita fuffa. Vorrei aggiungere la parola “inutile”, ma sarebbe sbagliata. Perchè è utilissimo parlare di questa non-notizia, soprattutto per l'establishment politico, finanziario e industriale che nelle ultime settimane era fin troppo i riflettori, almeno secondo il potere. Infatti, mentre l'Italia si accanisce chi contro la magistratura e chi contro Berlusconi, rapidamente sono passate in secondo piano notizie ben più importanti: la questione FIAT, la disoccupazione giovanile in aumento, la crisi finanziaria che ora colpisce duramente anche l'Inghilterra, la nostra situazione economica sempre più tragica, eccetera eccetera. In un turbine di veri problemi che non trovano spazio né nei telegiornali (figuriamoci), né nei quotidiani.

Dare più importanza ad una ragazzina, di evidenti facili costumi, piuttosto che alle parole di Marchionne che sostiene come sia necessario estendere gli accordi schiavisti di Pomigliano e Mirafiori anche a Melfi e Cassino non è da ignoranti, né da servi: è da criminali. Perchè mettere a tacere una tendenza (usando un eufemismo) “cinesizzante” che ormai sta prendendo piede nel nostro paese è di gravità estrema. Non è un argomento di cui parlare quando fa audience, ma costantemente a costo di sembrare ripetitivi. Ma in un paese dove anche i sindacati appoggiano la fine dei diritti dei lavoratori (anzi, ne sono quasi i fautori) non ci si può aspettare di meglio.

Come non si può credere che i tg di Minzolini o di Mediaset possano mettere in luce il problema della disoccupazione giovanile, che ormai sta raggiungendo tassi preoccupanti (http://noi-italia.istat.it/). Anzi, il tutto viene fatto passare come pigrizia. Come voglia di non lavorare e non studiare. Cioè di non fare nulla. Insomma la colpa è nostra. Non del fatto che in qualsiasi settore lavorativo italiano non vi è alcuna volontà di ricambio generazionale; non del fatto che i nostri diplomi e le nostre lauree siano ormai carta straccia perchè non danno alcuna preparazione pratica; non perchè le nostre scuole siano le peggiori d'Europa; non perchè i salari sono bassissimi e il costo della vita è alto; non perchè per andare a vivere da soli bisogna pagare minimo 400 euro d'affitto ovunque. No, la colpa è della poca voglia dei ragazzi di fare qualcosa. Bene, andiamo avanti.

Mentre i nostri problemi si fermano tutti a quattro sculettanti zoccole d'avanspettacolo, scopriamo che la crisi economica è ben lungi dall'essere finita. Anzi, è appena iniziata. In Inghilterra, la tanto potente Inghilterra, le azioni volte a risanare l'economia (o meglio, a tamponare il sistema) hanno provocato solo il blocco del mercato immobiliare, un'occupazione inesistente e un'inflazione sempre più elevata. In Italia questo dato viene tenuto nascosto e, se divulgato, viene privato di moltissime voci dell'economia reale che invece in Inghilterra vengono considerate. La nostra situazione è di gran lunga peggiore. Abbiamo un debito pubblico spaventoso, che porta ognuno di noi (anche i neonati) ad avere circa 31 mila euro di debito. Così, senza far nulla. Il debito pubblico non è una cosa che “non ci interessa”, perchè è qualcosa che prima o poi dovremo onorare. Come non si sa. Anche con l'aumento delle tasse e la diminuzione dei servizi (come sta avvenendo) questo debito è impossibile da estinguere. Segno di un sistema economico che non solo è gestito personaggi di dubbia moralità, ma che è sbagliato sin dai suoi fondamenti teorici. Ma questo non ce lo spiega nessuno, meglio correr dietro a Ruby. Magari con la consolazione che in quel posto non lo prendiamo solo noi.

sfoglia
  

HOME





Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte




IL CANNOCCHIALE