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Una volta, i potenti, per sottomettere il popolo usavano la forza, le leggi e la religione: ora dispongono anche del calcio e della televisione - Brown Carl William

POLITICA
16 dicembre 2011
Tessera illegittima? Buona notizia per tutti


Probabilmente il calcio è tutto meno che un argomento “ribelle”. Ed effettivamente discutere e dibattere di quel carrozzone mediatico e immorale che è lo sport più popolare al mondo non è né saggio, né necessario, perchè per quello ci sono (purtroppo) diversi quotidiani nazionali che vi dedicano ampio spazio. E' di qualcos'altro che voglio parlare, di qualcun'altro, di persone che spesso vengono additate come degli “stupidi” per il semplice fatto di seguire la propria squadra del cuore: i tifosi.

Nella giornata di mercoledì è arrivata una sentenza da parte del Consiglio di Stato che considera “illegittima” la Tessera del Tifoso, vista come pratica commerciale scorretta. Infatti, chiunque volesse sottoscrivere una tessera (che, ricordiamo, serve per seguire la propria squadra in trasferta e per ottenere l'abbonamento stagionale allo stadio), è costretto anche a diventare cliente di una banca. (CONTINUA)


CULTURA
27 maggio 2010
Libertà d'opinione? Nemmeno nel calcio!

Su questo blog mi sono espresso già altre volte sulla mancanza di una reale libertà d'opinione in Italia. Ho elencato esempi di casi in cui affrontare un argomento tabù in questo paese significhi esporsi ad ogni tipo di ingiuria e calunnia, sia professionale che umana. Ed ovviamente, opinioni "alternative" non hanno altro destino che perdersi nel nulla. E' riduttivo pensare che tutto ciò si riferisca solo al mondo della politica, perchè è un fatto che ogni possibile ambito è regolato con logiche da pensiero unico. Persino il mondo del calcio. Voglio elencare due piccoli episodi con cui voglio dimostrare le mie affermazioni.

Il primo risale addirittura a poche ore fa. Daniele De Rossi, calciatore della Roma e un simbolo per la tifoseria giallorossa, è stato intervistato in merito ad un interessamento del Real Madrid per le sue prestazioni sportive. Nella stessa intervista il giocatore ha affrontato anche il tema della Tessera del Tifoso che da sempre divide l'opinione calcistica, con la stragrande maggioranza degli appassionati di calcio contrari alla sua introduzione. E De Rossi non è stato da meno. Ecco alcuni estratti dalle sue dichiarazioni:

«Sono contrario alla tessera del tifoso, perchè non mi piacciono le schedature. E poi, in alcuni casi viste le ultime vicende servirebbe anche la tessera del poliziotto» [...] «Non credo sia la soluzione del problema - ha aggiunto De Rossi - Certo, se un ultras va in giro con un coltello e colpisce un'altra persona non è uno normale, non sta bene: ma non sta bene neanche un poliziotto che prende a calci un ragazzetto che non c'entra nulla» [...] «Il calcio italiano - ha detto il centrocampista - è ostaggio di tante cose: è ostaggio delle tv, è ostaggio degli sponsor, può essere anche ostaggio degli ultrà, dipende dalle piazze e dalle città. Ma gli ultrà, i tifosi dico, sono la parte positiva, una parte importante del calcio». (Corriere dello Sport)

La sua è una semplice opinione, che per altro è in sintonia con quella della maggioranza dei tifosi italiani. Non ci sarebbe assolutamente nulla di sbagliato in questo, se non fosse che il pensiero unico è di un altro avviso. I tifosi sono dei delinquenti, dei pazzi sanguinari, degli assassini che meritano di essere malmenati e schedati. Uscire anche di una virgola al di fuori da quest'affermazione comporta l'essere giudicati malati di mente. Non si è quindi fatta attendere la replica sia del capo della polizia Manganelli, sia del ministro Maroni (stranamente contenuta rispetto ai suoi tipici toni da inquisizione). Per diritto di cronaca, riporto anche le parole dei due rappresentanti delle istituzioni:

«Non condivido quanto detto da De Rossi sulla tessera del tifoso - afferma il ministro dell'Interno - De Rossi non è uno qualunque, è un giocatore importante, che andrà a rappresentare l'Italia ai Mondiali, insomma uno che ha un certo seguito». Maroni sottolinea di essersi «speso per lanciare un messaggio positivo» sulla tessera del tifoso e invece De Rossi ne ha lanciato uno contrario. «Anche di questo - aggiunge il ministro - ho parlato col capo della polizia, perché è una situazione che mi sta molto a cuore e quindi cerco di capire» (Maroni - Corriere della Sera)

«Sono letteralmente indignato - dichiara il capo dello polizia - e non certo perché ci sia qualcuno che non condivide una certa iniziativa, esprimendo un più che legittimo dissenso». «Quello che mi indigna - prosegue il prefetto - è la volgare strumentalizzazione di un occasionale episodio, certamente riprovevole, oggi al vaglio della magistratura, che mette sullo stesso piano delinquenti violenti e poliziotti che darebbero anche la vita per difendere tutti». «Perfino persone - conclude Manganelli - che fanno dichiarazioni del genere». (Manganelli - Corriere della Sera)

Anche il ministro Maroni e Manganelli non fanno altro che esprimere delle loro opinioni. Sarebbero anche legittime se non fossero lanciate col tono accusatorio e intimidatorio che le contraddistingue. Manganelli va anche oltre, cercando di provocare nel destinatario del messaggio (De Rossi) una sorta di vergogna e di imbarazzo: noi difendiamo anche delle merde come te, caro mister milionario De Rossi o come ti chiami quindi vedi di starti zitto. Ed infatti le scuse del calciatore romanista arrivano immediatamente. E' sicuramente giusto separare chi il lavoro del poliziotto lo svolge egregiamente - cosa che anche il romanista ha fatto - ma non lo è piegarsi alle volontà dei "capi" solo perchè loro sono "indignati". Purtroppo De Rossi è davvero un personaggio pubblico ed un esempio per tanti giovani calciatori che inseguono un sogno, ma in questo caso un "Sti cazzi" sarebbe stata la risposta migliore, nonostante la volgarità della frase (ma non sempre la compostezza e l'educazione sono simbolo di intelligenza, meglio essere cafoni e giusti a questo punto).

Il secondo caso, sempre legato al calcio anche se più indirettamente, riguarda la vicenda sorta con la Birra Peroni che ha lanciato una nuova etichetta celebrativa della vittoria della Nazionale Italiana ai mondiali di calcio del 1938. Vi è raffigurato lo stemma sabaudo con tanto di fascio littorio, dato che in quel periodo si era in pieno fascismo e in piena orgia entusiastica a favore di Mussolini (gli italiani hanno smesso di essere fascisti solo il 26 Aprile, al di la di qualsiasi retorica antifascista).

La presenza di questo simbolo del regime ha scatenato un putiferio sul web, portando molti a invocare un boicottaggio per l'azienda produttrice di tale "scempio". Gli antifascisti sono un altro esempio di come la diversità d'opinione non sia tollerata, di come la paura di un'ideologia (e già questo nome è esagerato) vecchia di quasi 70 anni porti a perdere completamente la ragione. Una paura che li porta a scovare fantasmi laddove non esistono nemmeno, come in questo caso. L'intento della Peroni (per altro già realizzato quattro anni fa) era semplicemente di celebrare la nostra nazionale calcistica, facendo a suo modo della storia, ricordando cos'era l'Italia a quei tempi, chi la rappresentava. Ma agli antifascisti, che sono in ogni caso anch'essi fascisti, questo non importa. Peccato che spesso siano completamente assenti quando si tratta di discutere dei problemi reali del nostro paese. Preparano boicottaggi alla Peroni, ma mai nessuno che provi a parlare di boicottaggio contro i prodotti israeliani. Attaccare qualcosa che non si può più difendere è molto facile, non è così? Ci permette di vincere, sempre. E ci esonera dal mettere in gioco il nostro senso critico. Peccato che le cose facili quasi mai non siano quelle giuste.

Questi sono solo due esempi molto banali di come la libertà d'opinione (quella vera) non sia assolutamente accettata nel regime democratico occidentale. Ci si può spostare a sinistra o a destra, ma mai oltrepassare lo steccato del pensiero unico dominante. In politica, in economia, nel sociale ed ora anche nel calcio. Non possono farlo uomini pubblici, di spettacolo o sportivi nè noi. I primi perchè troveranno sempre qualcuno ad intimidirli, noi perchè non contiamo nulla. Almeno fino a quando non ci renderemo conto di tutto questo.
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