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Una volta, i potenti, per sottomettere il popolo usavano la forza, le leggi e la religione: ora dispongono anche del calcio e della televisione - Brown Carl William

POLITICA
30 giugno 2011
Debtocracy. Altro che Annozero.

Debtocracy International Version di BitsnBytes

Debtocracy è un documentario greco che parla delle cause della crisi economica che non vengono prese in considerazione non solo dal governo ellenico ma da quelli di tutto il mondo. Prodotto interamente dal pubblico, è in lingua greca ma sono disponibili i sottotitoli in italiano cliccando nella parte alta del video. Buona visione a tutti e diffondetelo.
POLITICA
14 aprile 2011
Nell'Occidente schiavo della finanza esiste un Paradiso: l'Islanda


Mentre tutta Europa consegna il suo destino nella mani della finanza mondiale, contraendo debiti inestinguibili e imponendo tagli draconiani alla spesa pubblica dei paesi (tagli addirittura lodati dai nostri media) riducendo servizi essenziali (tipo la sanità), c'è un piccolo paese "sperduto" che da l'esempio più importante, che ci fa capire cosa sia la democrazia e che cosa significhi ribellarsi davvero: l'Islanda.

Il piccolo Stato isolano, nel mezzo dell'Oceano Atlantico, era finito nel mirino del Fondo Monetario Internazione (FMI) che imponeva l'immediato rimborso del debito contratto con Gran Bretagna e Olanda per salvare la Icesave, società controllanta da Landsbanki, banca affossata dalla crisi. I banchieri islandesi avevano infatti concordato un prestito pari alla metà del PIL islandese (5,6 miliardi di euro) a fronte del danno subito dai correntisti dei due paesi. L'Islanda ha deciso di nazionalizzare gli istituti di credito colpiti dalla crisi ma così facendo il debito con GB e Olanda è finito sulle spalle della popolazione, costretta a pagare nel 2009 una prima trance consistente in 3,5 miliardi di dollari. Ma la forza e la dignità degli islandesi non ha permesso che questo accadesse: dopo la legge del 2009 che prevedeva questo pagamento, è stato subito convocato un referendum che nel Marzo 2010 ha bocciato sonoramente la legge, vietando qualsiasi rimborso.

A dicembre dello stesso anno il ministro dell'economia Sigfusson decise di ignorare il referendum e riproporre il provvedimento (i referendum non vengono dimenticati solo in Italia a quanto pare): il rimborso del debito viene infatti ordinato dall'Europa come requisito fondamentale per entrare nell'Unione. Ma niente da fare: i cittadini, infuriati, non solo hanno costretto la politica a far scattare l'arresto per i banchieri responsabili del crac, ma lo scorso fine settimana hanno nuovamente bocciato la legge con un altro referendum plebiscitario. Nessun rimborso, nessun pagamento, niente responsabilità per i cittadini che con la crisi non hanno nulla a che fare. Di fatto, un modello di dignità.

Riepilogando: gli islandesi allo scoppio della crisi, invece di andare nelle piazze ad urlare stupidi slogan senza alcun effetto pratico (o, peggio, a proteggere i politici che si facevano piccoli piccoli di fronte agli interessi criminali delle grandi banche mondiali), hanno avuto un sussulto, si sono "sollevati" come chiedevano i greci in rivolta mesi fa. Hanno prima costretto alle dimissioni il governo di destra, ne hanno eletto uno di sinistra, poi hanno sbattuto al muro anche quest'ultimo imponendo di far arrestare i responsabili, quelli VERI, della crisi e di non pagare alcun debito. Ma non è finita qui, perchè a questa svolta epocale si è aggiunta anche un'azione che ha del clamoroso: la riscrittura della Costituzione.

Dalla fine di Novembre 2010 è in corso un'opera di riscrittura della Costituzione da parte di un'assemblea costituente eletta fra cittadini privi di qualsiasi incarico politico. Obbiettivi? Nazionalizzare le risorse naturali, impedendo speculazioni edilizie e cementificazioni forsennate; protezione della libertà d'informazione, che garantirebbe l'impossibilità di conflitti d'interesse; separazione tra potere esecutivo e legislativo; infine, più importante, un controllo deciso da parte della politica del mercato finanziario, al fine di impedire lo strapotere di banche e affini.

Insomma, cose che qui prenderebbero il nome di Rivoluzione e che, invece, non sono nient'altro che la giusta direzione che dovrebbero prendere gli eventi. Certo, il viaggio verso un nuovo modello che non ponga al centro lo sviluppo e la crescita economica infinita è ancora lungo ma se iniziamo a porre le basi per una democrazia vera questo processo non potrà che accellerarsi. Non dobbiamo far altro che prendere ad esempio l'insegnamento islandese e pretendere che i nostri governanti, come dice un bellissimo slogan neozapatista, comandino obbedendo.



Edit: quest'articolo è stato ripreso anche da Beppe Grillo sul suo blog. http://www.beppegrillo.it/2011/04/facciamo_come_l/index.html
ECONOMIA
22 giugno 2010
Pomigliano: un voto che non cambia nulla. A vincere sarà sempre la FIAT (e il mercato)
Si susseguono in questi giorni le notizie sulle vicende di Pomigliano, dove i lavoratori hanno demandato la decisione sulla riapertura dello stabilimento alle condizioni della FIAT ad un referendum. In linea generale, si intende riportare la produzione della Panda dalla Polonia a Pomigliano appunto, imponendo però delle condizioni lavorative e contrattuali sempre peggiori per gli operai.

La verità è che, sia che gli operai votino per il "si" sia che votino per il "no", perderanno sempre. Nella "migliore" delle ipotesi (cioè votando per il si) i lavoratori accetteranno di fatto un gravissimo precedente: quello di aver barattato i loro diritti, la loro libertà e la loro dignità con un posto di lavoro mal retribuito e privo di garanzie. Il tutto giustificato dalla pur nobilissima necessità di mantenere la propria famiglia. Votando per il "no" invece si aprirebbe un periodo di completa oscurità, in cui i lavoratori non avrebbero alcuna idea circa il loro futuro. La possibilità infatti che la FIAT venda lo stabilimento ad una nuova società (che appartiene sempre a Marchionne & Co. of course) che azzeri tutti i contratti di lavoro è più di una realtà: insomma, o accettano o vanno a casa. E dei lavoratori chissene frega.

Loro non possono far altro che scegliere tra due mali, sperando che sia il minore. Di fatto, alla FIAT poco importa quale delle due possibilità sarà accettata perchè i suoi profitti resteranno inalterati. E' il mercato che vince signori, la logica del guadagno, del profitto industriale che pretende schiavi, non lavoratori. E' grazie ad azioni di questo genere che tutto il mondo dell'industria si trasforma in una grande società feudale, dove i Signori sono coloro che detengono quantità di capitali inimmaginabili, e gli operai non diventano altro che servi della gleba. Con la differenza che, almeno, nella società Medievale non c'era mai un Marchionne che potesse minacciare il contadino di licenziamento. Con quale voglia - a questo punto sarebbe meglio dire "coraggio" - la mattina ci si può alzare alle 7 del mattino, sgobbare ore e ore, tornare a casa guardando i propri figli e chiedersi "Come cazzo faccio a mandarli a scuola, a vestirli e a nutrirli"?

Fino a quando vivremo in questo tipo di società capitalistica incentrata sul denaro le nostre condizioni peggioreranno sempre di più, senza possibilità di eccezioni (fare i calciatori e le veline non vale). Mi rendo sempre più conto di avere delle idee che si possono incentrare tranquillamente nel termine "Utopia", ma l'unica soluzione possibile sarebbe smettere di lavorare. O smettere di lavorare per chi non ha altro interesse che il guadagno, di qualsiasi settore si tratti. Tornare a forme di produzione famigliari (si chiamava "industria domestica" una volta) e di autosufficienza, organizzandosi in piccole comunità dove i "mercanti" (i venditori di fumo che sono i nostri padroni) sarebbero relegati al ruolo che avevano un tempo: feccia pura.

Utopia? Sogno irrealizzabile? Probabilmente si. Ma questo sistema non reggerà a lungo. Chi vivrà, vedrà.
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